Il Natale si avvicina e mentre a Milano si attende l’albero sponsorizzato da Tiffany, che tante polemiche ha suscitato nei giorni scorsi, a New York è già tutto pronto, in un tripudio di luci e addobbi. Ma chi è in partenza per la Grande Mela e si aspetta di trovare i soliti, seppur magnifici, allestimenti natalizi, troverà molto di più. È di pochi giorni fa, infatti, l’inaugurazione della spettacolare animazione in 3D realizzata da Saks con la tecnologia del video mapping e proiettata sull’imponente palazzo dello shopping. L’incredibile location nel cuore di Manhattan e l’atmosfera creata dalle luci e dagli effetti speciali non possono che far parlare del punto vendita, ma la scelta del 3D stupisce meno di quanto ci si potrebbe aspettare.
Negli ultimi mesi, infatti, diverse aziende si sono lasciate affascinare da questa tecnologia per promuovere iniziative particolari o per festeggiare importanti traguardi: è il caso, ad esempio, di H&M e Ralph Lauren. E se il colosso svedese ha sfruttato il video mapping per inaugurare una nuova apertura ad Amsterdam, lo stilista americano l’ha fatto per celebrare il decimo anniversario dello sbarco online del brand, proponendo un’animazione ricercata che è finora la mia preferetita per la capacità di andare oltre il semplice allestimento, riuscendo invece a raccontare davvero la marca.

Moda 2.0.

26 luglio 2010

Se la noti, ed è difficile che non avvenga, non puoi dimenticarla. Se ti fermi a leggere, e lo fai perché ti incuriosisce subito, non puoi non memorizzare l’indirizzo web cui rinvia. Sto parlando della nuova campagna per il lancio della collezione autunno/inverno 2010/11 di Patrizia Pepe, ideata da TBWA. In un settore, quello della moda, in cui siamo abituati a vedere quasi solo modelle bellissime in pose improbabili e a voltare pagina in pochi secondi salvo rare eccezioni, la campagna Pepe si distingue per i dettagli che non ti aspetti e l’invito che ti incuriosisce. I dettagli sono elementi, più o meno curiosi, che coprono il volto della protagonista: uno stereo, una borsa, un palloncino, ecc. L’invito è la head: Who is Patrizia?
Difficile non accettare la sfida a scoprirlo sul sito whoispatrizia.com, i cui visitatori diventano protagonisti attraverso il proprio account di Facebook e scoprono, passo dopo passo, l’identità di Patrizia. Il sito offrirà anche l’unica risposta possibile, ma lo fa in modo originale incuriosendo l’utente attraverso le immagini della campagna e “costringendolo” a scoprirne tutti i dettagli. Se un approccio tradizionale avrebbe convinto solo le più autentiche fashion victim a visitare il sito online, questa scelta fa del web il principale strumento di comunicazione. Whoispatrizia.com è a tutti gli effetti un ottimo collegamento tra la campagna stampa e il sito ufficiale di Patrizia Pepe, anche questo 2.0, per scoprire tutta la collezione, dare il proprio giudizio ai diversi look proposti, commentarli e condividerli via mail, Twitter o Facebook. Chi sa già chi è Patrizia può immergersi subito nella nuova collezione, tutti gli altri hanno a portata di mano, e di click, un modo originale per imparare a conoscerla.

È quasi magia.

8 giugno 2010

Mi avevano detto che avrebbe avuto dei difetti troppo evidenti per non essere presi in considerazione, che il prezzo sarebbe stato eccessivo, che non avrebbe comunque sostituito il portatile. Avevano ragione. Purtroppo però non bastano l’assenza della porta USB e del Flash Player, e i 599€ (ammesso che ci si limiti alla versione da 16GB) per offuscare la desiderabilità di un oggetto come l’iPad. Davanti alla tavoletta Apple è facile arrendersi e abbandonare qualsiasi pensiero razionale: è proprio in quel momento, mentre seguiamo con lo sguardo lo schermo che ruota, che arriva l’informatissimo commesso e ci comunica che con oltre 150mila applicazioni “non ci sono problemi” e con iWork “hai proprio tutto”.
È fatta: inizi a fare domande a raffica e a scorrere con le dita le applicazioni presenti, pensando che in fondo le hai anche sull’iPhone ma ormai sei stato proiettato nel futuro e tornare indietro ti sembra impossibile. Il commesso continua imperterrito e ti indica con malcelato ribrezzo lo scaffale degli eBook reader, prospettandoti un futuro alle porte in cui scompariranno sotterrati dalla magica tavoletta. Proseguendo la conversazione, tutto ti sembra a portata di mano e anche la tastiera, acquistabile separatamente, non appare più necessaria come avevi immaginato: quando l’iPad è in posizione orizzontale, infatti, compare sul display una tastiera che è circa il 90% di quella tradizionale. La guardi ancora qualche momento mentre chiedi le ultime informazioni sui piani tariffari: per connettersi ovunque occorre una sim dati (per ora offerta da Vodafone e Tre, con abbonamento o ricaricabile) e la versione 3G. Ora sai proprio tutto: ringrazi e concludi che ci penserai, ma uscendo sai benissimo che l’unica cosa su cui ancora dovresti riflettere è il colore della custodia.

Per approfondimenti: http://www.apple.com/it/ipad/

Sono quattro, ma non sono le protagoniste di Sex and the City 2: sono le battute che potrebbero salvare il film se non fosse così eccessivo, paradossale, assurdo. A due anni dal primo lungometraggio, che già mi aveva lasciato perplessa, non potevo non dare una seconda chance a tutti i professionisti che hanno contribuito al grande e meritato successo della storica serie tv, oltre 90 episodi che ancora rivedo più che volentieri. Nonostante avessi già letto critiche severe poche ore prima di assistere alla proiezione, avevo ancora la speranza di trascorrere due ore con una bella commedia. Purtroppo, non è stato così: Sex and the City 2 assomiglia di gran lunga di più a un cinepanettone che a uno degli episodi della serie. Tra tutte le pecche di questi 145 minuti, tra cui la noia, spicca la mancanza imperdonabile della City: Carrie e le sue amiche, infatti, sono in vacanza ad Abu Dhabi, senza nessun motivo apparente e con l’unico risultato di eliminare uno dei tratti distintivi di SATC. Peccato, soprattutto perché le premesse da cui parte la narrazione (la crisi matrimoniale di Carrie e Big, i problemi di Charlotte con le due figlie, la crisi di mezza età di Samantha e quella professionale di Miranda) avrebbero potuto svilupparsi a New York, ritrovando un po’ dello spirito originario della serie e, forse, tutta l’ironia che risulta quasi completamente assente in questo atteso sequel. L’unica cosa che certo non manca, ma che fa comunque rimpiangere le 6 stagioni, è il glamour e l’attenzione anche al più piccolo dettaglio fashion: purtroppo, però, non basta una suite da 22mila dollari a notte in Medio Oriente per farci sognare, quando invece bastavano un pranzo all’aperto nel meatpacking district o un giro in carrozza a Central Park per tenerci incollate al televisore e, spesso, commuoverci. Oggi abbiamo quelle quattro battute che non voglio svelare per chi, come me, non se la sente di perdere questo film, nonostante le critiche.

Buoni propositi.

30 maggio 2010

Spiegare il motivo per cui l’ultimo post di questo blog risale a novembre 2008 è poco interessante, e anche poco utile: dovrei raccontare l’ultimo anno della mia vita e non è questo il motivo per cui avevo iniziato a scrivere La mia idea. Potrei, in alternativa, trovare delle giustificazioni, ma sarebbero pessime: è troppo poco dire di non aver avuto tempo, peggio di non aver avuto argomenti. Preferisco allora non dire nulla e riprendere a scrivere come se neanche un giorno fosse trascorso.

Ci sono persone che lavorano con impegno e passione, che sono diventate grandi, che portano l’Italia nel mondo. Ci sono persone che ringraziano per quello che hanno avuto dalla vita e lo fanno in ogni occasione. Ci sono persone che riempiono gli stadi, che emozionano sempre. Per me una di queste è Laura Pausini. Anche chi non ama la sua musica, non può non riconoscere l’artista: da sedici anni fa spettacolo ai massimi livelli, continuando a presentarsi come una ragazza di provincia. Venerdì scorso è uscito il suo ultimo album, Primavera in anticipo: dopo un mese negli Stati Uniti, l’ha presentato in Piazza di Spagna, cantando Invece no circondata da centinaia di ammiratori. Ieri sera, ospite di Fabio Fazio, si è raccontata con umiltà, emozionandosi ancora nel ripercorrere la sua carriera: ha ricordato gli esordi e illustrato quest’ultimo lavoro che l’ha vista impegnata per quattro anni. Il 2009 la vedrà ancora in tour in giro per il mondo (l’album è uscito in 47 Paesi): lei, che ha venduto oltre 40 milioni di dischi, tornerà in Italia come se si fosse assentata per un viaggio premio.

Come al solito.

14 novembre 2008

donna1 
Forse su certe campagne, invece di polemizzare, si potrebbe semplicemente riflettere.

Per approfondimenti: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/donna-crocifissa/donna-crocifissa/donna-crocifissa.html

Creatività vincente.

24 ottobre 2008

Ho apprezzato molto gli annunci  copy-ad ideati da Lowe Pirella Fronzoni per promuovere il concorso del Superenalotto. Complice lo stratosferico montepremi, hanno perfettamente raggiunto il loro scopo: milioni di italiani hanno sfidato la sorte, consapevoli che la vita può cambiare per una pura e semplice combinazione. Di sei numeri*. Finalmente, ieri sera, la fortuna ha baciato Catania e le ha regalato una notte di festeggiamenti. A mio parere, tra gli annunci meglio riusciti, oltre a quello già citato*, ci sono questi: I prossimi Giochi organizzali nel tuo giardino, Sarai tu a chiedere al genio quali sono i suoi tre desideri Tutto ha un prezzo. Per esempio, diventare milionario costa circa un euro. Il mio preferito, però, resta questo: Diventa improvvisamente bellissimo, intelligentissimo e simpaticissimo. L’unica cosa che spero è che la vincita sia il frutto di un sofisticato sistema e che a diventare bellissime, intelligentissime e simpaticissime siano decine di catanesi. Per tutti gli altri, si scommette ancora domani: io un salto in ricevitoria lo farò sicuramente, sperando di trovare, oltre alla fortuna, un nuovo annuncio. Se ne avete perso qualcuno, visitate il sito Sisal e potrete anche votare il vostro preferito.

http://www.sisal.it/se/se_main/1,4136,se_CampagnaJackpot,00.html

Meglio soli?

5 ottobre 2008

Sostituire qualcuno non è mai facile, sostituire un mito è quasi impossibile. Nonostante questo, pensavo che lei ce l’avrebbe fatta: con la sua grinta, la determinazione, un grandissimo talento e, a mio parere, la giusta creatività per emergere. Qui però stiamo parlando di alta moda, di una delle maison più conosciute e apprezzate nel mondo: Valentino. Forse queste qualità non bastano. Dopo l’addio dello stilista, un anno fa, la direzione creativa è stata affidata ad Alessandra Facchinetti, ma solo per due stagioni. E’ di questi giorni, infatti, la sostituzione della giovane stilista con una coppia creativa già presente nel team della maison. I vertici dichiarano che la designer non ha saputo “fare squadra” e le sue collezioni si sono dimostrate poco in linea con lo stile Valentino. Detto in altre parole: non hanno venduto abbastanza, non hanno convinto i compratori storici. Urge tornare sui binari di sempre. Perché? Perché Facchinetti non è stata capita. Non lo era stata neanche da Gucci, dove, a mio parere, aveva proposto una delle collezioni più interessanti degli ultimi anni, ma non era stato dato al pubblico il tempo di abituarvisi. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia: la creatività non basta, quando si entra a far parte di realtà di questo calibro. Si è sempre “ospiti”. Non è questo il posto di Alessandra Facchinetti. Concordo con la soluzione proposta da molti: reinventarsi e tornare in passerella con una collezione indipendente per dimostrare una volta per tutte il suo talento. I compratori si metteranno in fila.

 

Le ultime olimpiadi sono state un’occasione per ricordarci che esiste un mondo al di là del calcio. Ce ne accorgiamo una volta ogni due anni. L’ultima era stata in occasione delle olimpiadi invernali: avevamo scoperto il curling. Mai più sentito, mai più visto. Forse non ne abbiamo neanche sentito la mancanza, ma non è questo il punto. Il punto è avere un’alternativa. Il punto è poter sentire un bambino chiedere di praticare il salto in lungo. Invece, otto bambini su dieci vorrebbero diventare calciatori e le bambine sognano di sposarne uno. Eppure le alternative ci sarebbero, altrettanto divertenti, altrettanto coinvolgenti.

Certo, in alcuni casi bisogna rinunciare al pallone: può essere dura, ma (forse) possiamo farcela.

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