Quando è meglio dire basta.
30 maggio 2010
Sono quattro, ma non sono le protagoniste di Sex and the City 2: sono le battute che potrebbero salvare il film se non fosse così eccessivo, paradossale, assurdo. A due anni dal primo lungometraggio, che già mi aveva lasciato perplessa, non potevo non dare una seconda chance a tutti i professionisti che hanno contribuito al grande e meritato successo della storica serie tv, oltre 90 episodi che ancora rivedo più che volentieri. Nonostante avessi già letto critiche severe poche ore prima di assistere alla proiezione, avevo ancora la speranza di trascorrere due ore con una bella commedia. Purtroppo, non è stato così: Sex and the City 2 assomiglia di gran lunga di più a un cinepanettone che a uno degli episodi della serie. Tra tutte le pecche di questi 145 minuti, tra cui la noia, spicca la mancanza imperdonabile della City: Carrie e le sue amiche, infatti, sono in vacanza ad Abu Dhabi, senza nessun motivo apparente e con l’unico risultato di eliminare uno dei tratti distintivi di SATC. Peccato, soprattutto perché le premesse da cui parte la narrazione (la crisi matrimoniale di Carrie e Big, i problemi di Charlotte con le due figlie, la crisi di mezza età di Samantha e quella professionale di Miranda) avrebbero potuto svilupparsi a New York, ritrovando un po’ dello spirito originario della serie e, forse, tutta l’ironia che risulta quasi completamente assente in questo atteso sequel. L’unica cosa che certo non manca, ma che fa comunque rimpiangere le 6 stagioni, è il glamour e l’attenzione anche al più piccolo dettaglio fashion: purtroppo, però, non basta una suite da 22mila dollari a notte in Medio Oriente per farci sognare, quando invece bastavano un pranzo all’aperto nel meatpacking district o un giro in carrozza a Central Park per tenerci incollate al televisore e, spesso, commuoverci. Oggi abbiamo quelle quattro battute che non voglio svelare per chi, come me, non se la sente di perdere questo film, nonostante le critiche.